Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/374

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

canto decimosettimo. 355

29 Combatterò co’ paladini ancora;
     Rinaldo tornerà, così Orlando,
     E proverrommi con lor forse allora:
     La fama insino al ciel n’andrà volando.
     Così di queste cose s’innamora,
     Mentre che a ciò pensava cavalcando,
     Come colei che sol bramava onore,
     E molto generoso aveva il core.

30 Gan per la via con lei molto parlava,
     Ch’era con essa a fargli compagnia:
     Così faremo, e molto confortava,
     Dicendo spesso: Per la fede mia,
     Del traditor Rinaldo non mi grava;
     E’ non ci va due mesi, che in balía
     Arete tutto il reame di Francia,
     Sanza operare spada molto o lancia.

31 Io ho parenti e amici in ogni lato,
     E non ha Carlo sì fidata terra
     Ch’io non sappi ordinar qualche trattato,
     Come e’ vedranno appiccata la guerra.
     Diceva Antea: Guata uom bene ostinato!
     Chi dice traditor, certo non erra;
     Che se di questo il mio giudicio è saldo,
     Non vidi alla mia vita un tal ribaldo.

32 Così costor ne vanno a Montalbano.
     Or ritorniamo un poco al suo signore:
     Rinaldo e ’l mamalucco del Soldano
     Vanno a quel Veglio crudo e peccatore.
     Dicea Rinaldo allo scudier Pagano:
     Monta in su quest’alfana per mio amore,
     Chè insin che ’l mio caval non troverroe,
     Altro destrier giammai cavalcheroe.

33 Non voleva il Pagan per riverenza,
     Ma poi per riverenza anco l’accetta:
     Vanno parlando della gran potenza
     Di quell’aspra persona e maladetta.
     Diceva il mamalucco: Abbi avvertenza,
     Che la sua branca addosso non ti metta.
     Rinaldo rispondea: Tu riderai,
     Chè maggior bestia son di lui assai.