Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/391

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372 il morgante maggiore.

114 Disse il gigante: Se’ tu quel Pagano,
     Ch’al mio Dombruno hai fatto villania?
     È questa la tua femmina, ruffiano?
     Rispose Orlando: Per la testa mia,
     Che gentilezza è teco esser villano:13
     Così di te, come dell’altro fia;
     Quel ch’io gli ho fatto mi pare una zacchera,14
     Tanto è che preso non fia più a mazzacchera.15

115 Questa fanciulla ha cento servi e ’l padre,
     Che te per servo non vorrebbon, credi;
     E le sue membra, che son sì leggiadre,
     Volevi pel tributo ch’ancor chiedi;
     E se’ venuto qua con queste squadre,
     E di’ ch’io son ruffian: néttati i piedi;
     Chè per voler bagasce e concubine,
     Arà il peccato tuo sue discipline.

116 Disse il gigante: E’ non son sempre equali,
     Come tu sai, le forze di ciascuno,
     I denti miei saranno di cinghiali,
     Non ti parranno forse di Dombruno:
     Otto giganti siam fratei carnali;
     Signor là della valle di Malpruno
     Cinque ne sono, e noi tre siamo insieme,
     Dove la rena come il gran mar freme.

117 Rispose Orlando: I cinque pel bollire
     Sono scemati, e questo abbi per certo.
     Con questa spada un ne feci morire,
     E l’altro un mio cugin ch’è molto sperto:
     Una fanciulla usoron già rapire
     Al re Gstanzo, e stavan nel deserto,
     Quale ho con meco, molto ornata e bella,
     E voglio al padre suo rimenar quella.

118 E s’io ritorno mai per quel paese,
     Ch’io truovi ancor que’ tre nella foresta,
     Io non sarò, com’io fu’ già cortese,
     Ch’a tutti a tre dipartirò la testa.
     Or Salicorno tanta ira l’accese,
     Che cominciava a menar gran tempesta,
     Quando e’ sentì ricordar tanti torti,
     E come due de’ suoi fratei son morti.