Pagina:Pulci - Morgante maggiore I.pdf/392

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canto decimosettimo. 373

119 Traditor, rinnegato, micidiale,
     Piglia del campo, con un grido disse.
     Orlando a Vegliantin fe metter l'ale;
     Poi si voltava, e l’aste in basso misse,
     Ch’era un abete saldo e naturale,
     Qual tolse alla città, prima partisse;
     E giunse con la lancia dura e grave
     Nel petto a quel, che gli parve una trave.

120 E disse allor: Che diavol fia, Macone!
     Questo mi pare un albero di fusta. 16
     La lancia resse alla percussione,
     Perch’era dura e grossa e molto giusta;
     Ma regger non potè quel compagnone,
     Nè la sua alfana, benchè sia robusta:
     Dunque fu il colpo di tanta bontade
     Che Salicorno e l’alfana giù cade.

121 La figliuola del re, che vide questo,
     Fra sè disse: Un miracolo ho veduto.
     E ’l gran gigante feroce e rubesto
     Disse a Orlando: Tu non m’hai abbattuto:
     (E saltò della sella in terra presto)
     Vedi che staffa non ebbi perduto;
     È stato sol difetto dell’alfana,
     E la tua lancia fu molto villana.

122 Rispose Orlando: Stu non se’ ben chiaro,
     Io ti potrei col brando chiarir tosto;
     A ogni cosa troverrem riparo.
     Disse il Pagan: Per Dio, s’io mi t’accosto,
     Io ti farò costar quel colpo caro.
     Diceva Orlando: E pagherai tu il costo.
     E Durlindana sua fuori ha tirata,
     E Salicorno ha la mazza ferrata.

123 Qui si comincia a sentir vespro e nona,
     Qui le dolenti note cominciorno,
     Qui innanzi mattutin già terza suona,
     Qui non si posan le mosche d’intorno;
     Qui sanza balenar l’aria rintruona,
     Qui purga i suoi peccati Salicorno:
     Qui si vedrà chi saprà di schermaglia,
     Qui mostra Durlindana s’ella taglia.