Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/118

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canto ventesimoprimo. 115

42 E riuscì di dreto un braccio o piue
     Il brando, che di sangue è fatto rosso;
     E questo pilastron rovina giue,
     E mancò poco non gli cadde addosso:
     Se non ch’Orlando molto destro fue,
     E parve che ’l terren si sia riscosso:
     Della qual cosa in gran superbia monta
     La fiera madre incantata Creonta.

43 Corse al romor com’una spiritata;
     Prese Aldinghieri, e tutto lo diserta
     Cogli unghion, come una bestia arrabbiata;
     Travolge gli occhi, e la bocca avea aperta:
     Non fu tanto Ericon3 mai infuriata;
     Rinaldo l’aiutava con Frusberta,
     Ma di tagliarla la spada s’infigne:
     Allor Rinaldo la gola gli strigne.

44 Ell’aveva Aldinghier ghermito in modo,
     Che sare’ me’ abbracciare un orsacchino,
     E portanelo a forza, e tiello sodo:
     Orlando gli ponea le mani al crino,
     Ma non poteva ignun disfar tal nodo;
     Ed Aldinghier gridava pur meschino:
     Io credo che ’l diavol m’abbi preso,
     E nello inferno mi porti di peso!

45 Orlando allor gli mena della spada,
     Ma in drieto si ritorna Durlindana,
     Quantunque ella sia forte e ch’ella rada.
     Dicea ridendo la donna pagana:
     Voi date al vento i colpi o la rugiada,
     A ferir me; ch’ogni fatica è vana;
     Non ne potete aver di questo vello
     Per nessun modo, o uscir del castello.

46 Orlando tutto allor si raccapriccia,
     E vede che costei gli dice il vero;
     A tutti in capo ogni capel s’arriccia,
     Veggendo quel demon cotanto fiero;
     La faccia brutta, affummicata, arsiccia:
     Non si dipigne tanto il diavol nero,
     Quanto ha Creonta la lana e la pelle;
     E più terribil voce che Smaelle.4