Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/126

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canto ventesimoprimo. 123

82 Però noi non facciam mai ignun disegno,
     Ch’un altro non ne faccia la fortuna,
     E dà sempre nel brocco a mezzo il segno,
     Sanza pietà, sanza ragione alcuna:
     Questa persegue i buon, perchè gli ha a sdegno,
     Insin che v’è delle barbe sol una,
     E fa de’ matti savj e i savj matti,
     E chi prestar vorrebbe, ch’egli accatti.

83 Astolfo va per un luogo deserto
     Di qua, di là, come avvien gli smarriti.
     Era di notte: un lume s’è scoperto,
     Dove abitavan tre santi romiti,
     Ch’avien più tempo disagio sofferto
     Per riposarsi agli eterni conviti:
     Astolfo, come vide il lumicino,
     Subito inverso quel prese il cammino.

84 Giunto a’ romiti, la porta bussava,
     E ricettato fu nel romitoro:
     La notte certi Pagan v’arrivava
     E ’mbavagliorno8 e ruborno costoro;
     E perchè pure il bottin magro andava,
     D’Astolfo anco il caval vollon con loro;
     Astolfo si destava, e sendo desto,
     Di questo caso s’accorgeva presto.

85 E sciolti que’ romiti e sbavagliati,
     E’ domandò donde e’ preson la via
     Color che gli hanno così maltrattati;
     Un di costoro a Astolfo rispondia:
     Lasciagli andar, che saran ben pagati
     De’ lor peccati e d’ogni colpa ria
     Da quel Signor ch’eterno ha stabilito,
     Che ’l ben sia ristorato e ’l mal punito.

86 Questi son rubator, che sempre stanno
     Per questi boschi, e son gente bestiale,
     Ed altra volta già rubati ci hanno.
     Ma non ci manca il pane celestiale,
     E sempre ci ristora d’ogni danno:
     Se gli trovassi, e’ ti potrien far male;
     Lasciagli andar, chè Dio ragguaglia tutto,
     E rende a’ servi suoi merito e frutto.