Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/143

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140 il morgante maggiore.

167 Rinaldo non avea più questo inteso,
     Che Greco fu di Corniglia signore;
     Non gli risponde, mentre il vide acceso,
     Perchè e’ potessi sfogar tutto il core;
     Poi disse a Greco: Chi t’ha tanto offeso,
     Che si rinnuova tanto tuo dolore?
     Greco gli disse: Io vo’ che tu lo ’ntenda,
     Acciò ch’ancor di me pietà ti prenda;

168 E dal principio ogni cosa dicea.
     Disse Rinaldo: Perchè non l’hai detto
     Il primo giorno? e costui rispondea:
     Non volli rinnovar tanto dispetto,
     Chè la fortuna ingiuriosa e rea
     Non avessi di me questo diletto.
     Disse Rinaldo: Or che la cosa ho intesa,
     Tanto più volentier farò la ’mpresa.

169 Vedi che pur tu non degeneravi,
     Chè non si perdon gli antichi costumi;
     E’ si conosce i modi onesti e gravi,
     Benchè fortuna la roba consumi,
     Chè non ha questi sotto le sue chiavi,
     E non gli spegne il vento questi lumi:
     Per mille vie in ogni opera nostra
     Dove fia gentilezza al fin si mostra.

170 E rispondeva a Filiberta allora,
     Che subito verrà verso Corniglia,
     E che di lui si loderà ancora;
     E con Gano e con gli altri si consiglia,
     Che vi si debba andar sanza dimora;
     E finalmente e’ si truova la briglia,
     E tutti in compagnia sono a cavallo,
     Che non ci misson di tempo intervallo.

171 E cavalcorno tanto, abbreviando,
     Che sono un giorno a Corniglia arrivati,
     E mandon così a dir pur minacciando
     €A Astolfo, come e’ son diliberati
     Di render questa terra a suo comando
     A Filiberta, come e’ son pregati:
     E mille cavalieri hanno da guerra,
     Che in ogni modo volevon la terra.