Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/153

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150 il morgante maggiore.

39 Una città chiamata Villafranca,
     Vidon costor, che parea molto bella;
     Attraversorno, ch’era alla man manca;
     E finalmente passavan per quella:
     Gente parevon valorosa e franca,
     E quel signor Diliante s’appella:
     Vide costor per la piazza passare
     E fecegli invitar seco a mangiare,

40 Perchè brigata gli parea pur magna.
     Rinaldo non volea rifiutar posta,
     Tanto che tutti appannorno alla ragna:9
     Feciono in sala a costui la risposta:
     Nipote del Veglio è della montagna,
     Ardito e franco per piano e per costa,
     E rispondeva a questi a’ lor saluti:
     Voi siate in ogni modo i ben venuti.

41 Chi siete voi? Dove siete avviati?
     Orlando rispondea: Degna corona,
     Noi siam di nostra terra sbandeggiati
     Poi che ’l Soldan morì di Babillona;
     Chè cavalier suoi fummo, or siam cacciati,
     E l’arme ne portiamo e la persona.
     Diceva Diliante: E’ mi dispiace,
     Ma d’ogni cosa al fin si vuol dar pace.

42 Posonsi insieme tutti a desinare:
     Quivi era un buffoncello, un tale ignocco:
     Comincia con Rinaldo a motteggiare;
     Rinaldo gli parea buffone sciocco,
     Ed attendeva pure a pettinare;10
     E ’l signor ride di questo balocco:
     Tanto è, che d’una in un’altra novella,
     E’ chiese di Rinaldo la scodella.

43 Rinaldo la scodella per sè vuole,
     E disse con Orlando: Odi capocchio!
     Sempre in ogni buon luogo aver si suole
     Questi buffoni all’ultimo al finocchio:
     Poi volse a Diliante le parole,
     E pure alla scodella aveva l’occhio;
     Disse: Io dicevo in linguaggio tedesco
     Che mi ragioni, sparecchiato il desco.