Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/172

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

canto ventesimosecondo. 169

134 Anzi parea delle tele d’aragne:
     Guardisi ognun dove col brando aggiunga,
     Chè le corazze parevon lasagne:21
     Guarda che questa pecchia non ti punga,
     Lo scudo e l’arme tue sien le calcagne,
     Chè non varrà qui incanto, o che tu t’unga;
     Fuggitevi, ranocchi, ecco la biscia,
     Che fischia forte, quando il brando striscia.

135 Avea lui sol tenuto, come Orazio
     Al ponte,22 Berlinghier la pugna il giorno,
     E non si potre’ dir qual sia lo strazio
     De’ morti già ch’egli aveva d’intorno.
     Io non sarei per me mai stanco o sazio
     A dir di questo paladino adorno,
     Tanto mi son sempre di lui piaciute
     Tutte sue opre colme di virtute.

136 Mentre che Berlinghier questo facea,
     Ecco Gherardo, il Danese e Viviano,
     Che con tremila a caval vi giugnea,
     E tutti a tre venien da Montalbano,ì;
     Che Grifonetto ogni dì lo strignea,
     E vanno per aiuto a Carlo Mano:
     Giunto Gherardo, Berlinghier conosce,
     E domandò donde sien tante angosce.

137 Berlinghier disse ogni cosa a Gherardo,
     Come quel traditor gli avea ingannati.
     Diceva il sir di Rossiglione: Io guardo
     Colui che intorno a sè tanti ha ammazzati
     Così pedon, che par baron gagliardo.
     Rispose Berlinghier: Fa che tu guati
     Come scacciar si possa questa gente,
     Ed ammazzar quel traditor dolente.

138 Gherardo allor la sua lancia abbassava
     Subitamente, e Viviano e ’l Danese:
     Così questa battaglia rinforzava:
     Ma Ganellon, che ’l giuoco presto intese,
     Veduto Uggieri, a fuggir cominciava,
     E di ritrarsi per partito prese:
     Così tutta sua gente in poca dotta
     Si misse in fuga sbaragliata e rotta.