Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/177

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174 il morgante maggiore.

159 Rinaldo rispondea: Tu mi solletichi,
     Padrone, appunto dove me ne giova;
     Ch’io so guarire i pazzi de’ farnetichi:
     Parmi mill’anni d’essere alla pruova;
     E molti, che non credon come eretichi,,
     Hanno veduto spesso cosa nuova:
     Surgiam pur presto, e fuggiam via fortuna;
     Poi non temer più di cosa nessuna.

160 L’ira del mare è d’averne paura,
     Però che contro a lei forza non vale;
     Ma di combatter poi con l’armadura
     Con quel signor crudele e micidiale,
     Io lo farò saltar per quelle mura,
     E proverrò se sa volar sanza ale.
     E confortò il padron tanto, e minaccia,
     Che surse finalmente, e ’l ferro spaccia.

161 Era quella città sopra una ripa
     Che soprastà dalla banda del mare,
     Piena di scogli e di rocce e di stipa,
     Che non vi posson le caprette andare;
     Tanto che ’l cuore al padron se gli scipa.
     Rinaldo dicea pur: Non dubitare,
     Io voglio andar, padrone, in Saliscaglia,
     Ed arrecar giù roba e vettovaglia;

162 Manda con meco qualche marinaio.
     Disse il padron: Cotesto son contento;
     E’ ne verrà con teco qualche paio.
     Rinaldo alla città se ne va drento,
     E ruba il cuoco, e saccheggia il fornaio,
     E sgombera, e ritra’si a salvamento:
     E nell’uscir fu la spada la chiave,
     E ritornossi al padrone alla nave.

163 E disse: Come il becco26 un poco immollo,
     Sicuro vo per boschi e per padule;
     Il monte Sinai porterei in collo,
     Come e’ trabocca il vin fuor pel mezzule;
     Io intendo di voler morir satollo.
     E cominciò a grattarsi il gorgozzule,
     E pettina e sollecita il barlotto,
     Tanto che fece di prete lo scotto.27