Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/178

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canto ventesimosecondo. 175

164 All’Arpalista vanno le novelle,
     Ch’un forestier la terra ha saccheggiata:
     Subito fece armar quelle donzelle,
     Ed ordinò la porta abbin guardata;
     E la capitanessa fu di quelle
     Una, quale era Arcalida chiamata:
     Rinaldo alla città già tornato era,
     E sfuma fuori il vin per la visiera.

165 Arcalida si fe’ innanzi alla porta,
     E disse: Dove vai tu, cavaliere,
     Che par così sicuro sanza scorta?
     Disse Rinaldo: Io tel farò sapere,
     Aspetta, ch’io t’infilzo: tu se’ morta.
     Alardo intanto spronava il destriere,
     E ’nfilza presto un’altra damigella;
     E posela a giacer giù della sella.

166 Guicciardo un’altra di queste rintoppa,
     Ed una lancia arrestata gli accocca,
     E tutta la forò sotto la poppa,
     E come Alardo a giacer la rimbocca:
     Ricciardetto una ne punse alla groppa,
     Che non portò mai più spada nè rócca:
     Così tra queste donzelle e’ Cristiani
     Si cominciò a menare altro che mani.

167 Arcalida s’appicca con Guicciardo,
     E finalmente sotto se lo caccia;
     Volle veder come egli era gagliardo,
     Quantunque poco mal costei gli faccia;
     Subito addosso a lei correva Alardo,
     Tanto ch’al fin questa donzella spaccia;
     Però che la passò nel pettignone,
     Ch’arme ch’avessi non valse un mellone.

168 Le porte d’ogni parte fur serrate,
     Tanto ch’al buio in mezzo combattevano;
     E tutte le donzelle hanno spacciate,
     Che a una a una in terra le ponevano;
     E le porte hanno rotte e sgangherate,
     E ’l borgo a saccomanno poi correvano.
     Rinaldo è stato a diletto a vedere
     Quelle fanciulle a rovescio cadere.