Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/186

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canto ventesimosecondo. 183

204 Ogni animal per non morir s’aiuta:
     Per questo Carlo m’ha posto l’assedio,
     Per questo tanta gente è qua venuta:
     Io non vo’ più, Pagan, tenerti a tedio;
     Credo che sia di Dio volontà suta
     Che tu venissi qua per mio rimedio;
     Vo’ che tu vadi insino alla Corona,
     Per fare opera giusta, e santa, e buona;

205 E riconoscer la vita da te;
     E di’ ch’io vo’ venir con la correggia
     Al collo, e ginocchion chieder merzè,
     Come il fanciul talvolta che scioccheggia;
     E se mai cosa per lui grata fe’,
     Che di levar questa gente provveggia;
     E vo’ che mi perdoni sol la morte,
     E mai più poi non mi vedrà in sua corte.

206 Quando ebbe così detto il traditore,
     All’Arpalista par la impresa giusta,
     E per andare a Carlo imperadore,
     Pargli mill’anni in punto aver la fusta;
     E sella immediate il corridore.
     Diceva Gano: Il savio intende e gusta,
     E però sempre il sapiente manda;
     Al conte Orlando mio mi raccomanda,

207 Che ti parrà un uom ch’ogni altro ecceda:
     Questo è colui ch’è buon, discreto e degno
     E della gloria del suo sangue ereda,
     E sol per lui tien Carlo scettro e regno;
     E suo patrigno son, vo’ che tu creda.
     Guarda se misse qui tutto il suo ingegno!
     Tutto facea perch’e’ gliel ridicessi,
     Acciò ch’Orlando a pietà si movessi.

208 L’Arpalista n’andava imburiassato,
     Che la camicia non gli tocca l’anche;32
     Dinanzi a Carlo Man s’è inginocchiato,
     E dice come Gan le carte bianche
     Gli manda; e ciò che gli avea ragionato,
     E ch’esser gli parea tra male branche;
     E replicava appunto ciò che disse
     D’Orlando, acciò che ’l fatto riuscisse.