Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/191

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188 il morgante maggiore.

229 Rinaldo andò, ma non sapea la trama;
     Ella gli disse con destre parole
     Del sogno, e la cagion per ch’ella il chiama:
     Rinaldo disse far ciò ch’ella vuole,
     Chè ciò ch’uom facci per amor di dama,
     È gentilezza ch’osservar si suole;
     Che si voleva armar segretamente,
     Dove piacessi alla dama piacente.

230 Brunetta gli ordinò dove e’ s’armassi,
     E 'mpose al balio ch’un destrier gli mostri;
     E la sorella di lei beffe fassi,
     E dice: Che vuoi tu che costui giostri?
     E ridea, quasi in sua lingua parlassi:
     Costui t’arrecherà de’ paternostri
     Dal suo perdon, quando e’ sarà tornato.
     Rinaldo al campo n’è venuto armato.

231 Disse l’amante di quella più bella:
     Hai tu veduto qua questo uccellaccio?
     Che dirai tu s’io il traggo della sella?
     Al primo colpo in terra te lo caccio.
     Rispose la Brunetta meschinella:
     Sì, se tu stimi ch’un uom sia di ghiaccio.
     Rinaldo le parole appunto intese,
     E tutto quanto di sdegno s’accese.

232 E disfidossi con questo saccente.
     La bianca e bella confortava il drudo,
     E la Brunetta facea similmente,
     E l’uno e l’altro si truova lo scudo:
     Ma il Saracin pel gran colpo e possente
     Alzò le gambe, e cadde a culo ignudo
     Quanto potea con ogni sua vergogna:
     E fu pur ver quel che Brunetta sogna.

233 Quivi le grida intorno si levorno;
     Non domandar se la dama galluzza,34
     E dice alla sorella per iscorno:
     Truova dell’acqua e nel viso la spruzza,
     Chè la mia vision fu presso al giorno.
     La bianca addolorata si raggruzza,35
     Però ch’un braccio il suo amante si spezza:
     Non domandar se Brunetta la sprezza.