Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/194

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canto ventesimosecondo. 191

244 Poco più disse che si venne meno
     E cadde come morto in terra cade:
     Rinaldo monta in sul suo palafreno,
     Perchè e’ conobbe ch’egli aveva bontade,
     E disse a’ suoi compagni: Che fareno?
     Io veggo poco innanzi una cittade;
     Andiamo a quella, e ’ntenderemo il vero
     Dove è questo arrabbiato uom tanto fiero.

245 Questa città Sardona si chiamava,
     E d’un bel fiume è circondata intorno;
     Rinaldo a questa alla porta arrivava,
     E poi che in alto le mura mirorno,
     A ogni merlo due impiccati stava,
     E finalmente la porta bussorno;
     Rispose una fanciulla, e ’l caval vede,
     E che sia forse Fuligatto crede.

246 Se’ tu quel Fuligatto ladroncello?
     Se’ tu quel Fuligatto micidiale?
     Se’ tu colui che di noi fai macello?
     Se’ tu colui c’hai fatto tanto male?
     Se’ tu quel lupo a cui non campa agnello?
     Se’ tu colui che i pellegrini assale?
     Se’ tu quel traditor, che se’ a cavallo?
     Se’ tu venuto di sangue a ingrassallo?

247 Disse Rinaldo: No, non son quel desso:
     Non vedi tu che noi siam pellegrini?
     Tu doverresti conoscere appresso
     Che il lupo non va mai cogli agnellini:
     Aprici adunque, damigella, adesso,
     Chè stanchi siam per più lunghi cammini.
     Questa fanciulla, del ver fatta certa,
     Venne alla porta, ed a tutti l’ha aperta.

248 E disse: Peregrin, Dio vi dia pace,
     E guardi dalle man di quel tiranno,
     Che tanto è sopra noi fatto rapace,
     E per cui morti color quivi stanno;
     Venite alla reina, se vi piace:
     E mentre per la terra costor vanno,
     Altro che donne non veggono in quella;
     E domandorno questa damigella: