Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/197

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194 il morgante maggiore.

259 Che s’io il potessi almen pur sepellire,
     Io gli perdono il resto a Fuligatto;
     Ha fatto a strazio il mio popol morire;
     Guarda ch’a lui non vadi come matto.
     Disse Rinaldo: Non ti dar martíre,
     E spicca il tuo marito innanzi tratto:
     I miei compagni teco rimarranno,
     E poi vedrai come le cose andranno.

260 Non dubitar, chè quel che vuole Iddio,
     Non può fallir per accidente alcuno.
     Di mangiar, Filisetta, abbiam disio,
     Però ch’ognun di noi so ch’è digiuno:
     E poi ch’io partirò, per amor mio
     Ti raccomando di costor ciascuno.
     E la reina lietamente onore
     A tutti fece e con aperto amore.

261 Rinaldo solo un giorno riposossi,
     Poi fece da costor la dipartenza,
     E non sanza gran pianto accomiatossi,
     Perch’ubbidir di Dio volea la intenza;36
     E pel deserto soletto avviossi:
     Ma Filisetta per magnificenza
     La lancia, che fu già del suo marito
     Gli dette, ed uno scudo assai pulito.

262 E disse: Questo per amor mio porta,
     Poi che portar non lo può più colui,
     Che sospeso è tra la sua gente morta:
     Dio t’accompagni cogli Angioli sui,
     E così spera, e così ti conforta.
     Lasciamo andare al suo cammin costui,
     Nell’altro vi dirò quel ch’arà fatto:
     Cristo vi scampi da quel Fuligatto.




NOTE.


1. Micaelle. Michele.

2. e va verso altra gente. «A gente che di là forse l’aspetta» aveva giù detto molto tempo avanti il Petrarca.

9. ha l’occhio del ramarro. Aver l’occhio del ramarro significa averlo bello e attraente, e che guarda volentier l’uomo. — bazzarro. Baratto, cambio.