Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/245

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242 il morgante maggiore.

164 Io non vo’ ragionar d’Antea per ora,
     Il fin gli mostrerà quel ch’ella ha fatto,
     E piangeranne Babillona ancora,
     Chè certo il suo consiglio fu di matto:
     Ognun che nasce, sai convien che mora;
     E se ’l suo padre fu morto e disfatto,
     Come tu di’, dal ciel venne sua morte;
     E non si dolga Antea di Buiaforte.

165 Di Ferraù so che m’increbbe tanto,
     Ch’ancor sì come tu ne son dolente;
     Ma io ti so ben confortar di tanto,
     Che l’anima sua in ciel visibilmente
     Fu portata dagli Angel con gran canto;
     E come e’ si morì com’uom valente:
     Or non tocchiam più là, dove e’ ci duole;
     Sia fatto infin ciò che Marsilio vuole.

166 Tu te n’andrai con Gano a riposare,
     Ed altra volta insieme parleremo:
     Parmi tempo il consiglio licenziare,
     E so che in un parer ci accorderemo.
     E fecelo da tutti accompagnare.
     O Carlo, a questa volta, o Carlo, io temo
     Che al rimedio del mal tarde venisti,
     Perchè tu ovem lupo commisisti.

167 Orlando e tutti i baron son d’intorno
     A Falseron, ch’era uom molto stimato,
     Ed al palazzo di Gan lo menorno:
     E Carlo per la man l’ha accompagnato;
     E giostre e feste si fece ogni giorno,
     Acciò che quel se n’andassi onorato,
     Chè così piacque a ciascun d’onorarlo,
     Perchè e’ vedessi la gloria di Carlo.

168 Or se qui Ganellon nel lardo nuota,
     E ’l zucchero trabocca alla caldaia,
     Per discrezion, lettore, intendi e nota;
     E se parea nel letto una ghiandaia:
     Egli avea rossa ancor tutta la gota;
     Ma il can, quando e’ vuol morder, non abbaia:
     Sicchè e’ non parla di questo il ribaldo,
     Ma frappava altre cose di Rinaldo.