Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/26

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canto decimottavo 23

109 Nella città chi può si fuggì drento,
     E furon presto le porte serrate,
     E cominciorno a far provvedimento,
     Come le mura lor fussin guardate;
     Chè d’uscir fuor non avean più ardimento.
     Lasciam costoro e l’altre gente armate:
     E’ ci convien tornare un poco a Carlo,
     Che non si vuol però dimenticarlo.

110 Carlo in Parigi nella sua tornata
     Meridiana volse rimandare
     A Carador, che l’ha tanto aspettata,
     E lei più in Francia non volea già stare,
     Da poi ch’Ulivier suo l’avea lasciata:
     Morgante volle questa accompagnare,
     E finalmente, dopo alcun dimoro
     Rappresentolla al gran re Caradoro.

111 E pochi giorni con lei dimoroe,
     Perchè e’ voleva andar verso Soria,
     Dov’era Orlando, e licenzia piglioe,
     E sol soletto si messe per via:
     Meridiana al partir lo pregoe,
     Che l’avvisassi d’Ulivier che sia,
     E ritornassi qualche volta a quella,
     Che rimanea scontenta e meschinella.

112 Giunto Morgante un dì sur un crocicchio,
     Uscito d’una valle e d’un gran bosco,
     Vide venir di lungi per ispicchio
     Un uom che in volto parea tutto fosco.
     Dette del capo del battaglio un picchio
     In terra, e disse: Costui non conosco;
     E posesi a sedere in su ’n un sasso,
     Tanto che questo capitoe al passo.

113 Morgante guata le sue membra tutte
     Più e più volte dal capo alle piante,
     Che gli pareano strane, orride e brutte:
     Dimmi il tuo nome, dicea, viandante:
     Colui rispose: Il mio nome è Margutte,
     Ed ebbi voglia anch’io d’esser gigante,
     Poi mi penti’ quand'a mezzo fu’ giunto;
     Vedi che sette braccia sono appunto.