Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/261

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258 il morgante maggiore.

59 E Marsilio anche, poi che vide attento
     Gano in su questo, riprese speranza,
     E le vele adattoe secondo il vento,
     E mutò presto nuovo suono e danza;
     E mostrò che il valor suo non è spento,
     Che avea tesoro ancor molto e possanza,
     E come e’ fussi Orlando un giorno morto,
     Che mosterrebbe a Carlo egli avea il torto.

60 Questo dicea come prudente, quello,
     Per veder se alla trappola guidarlo
     Volea quel traditor malvagio e fello,
     Chè poco poi si curava di Carlo:
     Ma come egli ebbe tocco quel zimbello,
     Non bisognò più Gano stuzzicarlo,
     Nè tirar sì che si spicchi la coda,
     E il capo alzò pien di malizia e froda.

61 Quest'ultimo parlar fu quella chiave
     La qual con mille ingegni aperse il core
     A Ganellon, tanto volse soave:
     E sospirò più volte il traditore,
     Come chi cosa dir vuol dura e grave:
     Poi disse: O savio, astuto tentatore
     Che mi costrigni a scoprir le mie colpe,
     Noi sarem, veggo, in un sacco due volpe.

62 Tu vuoi che muoia Orlando, e così sia,
     Ed Ulivieri; e sai della guanciata
     Che mi diè in corte, e della ingiuria mia,
     Che nel core e nel volto è ancor segnata:
     E Falseron credette per la via
     Avermi, e Bianciardin qua la ballata
     Più volte ha ribeccata, e ’l suo palagio
     Mi dèsti, chè a tentar quello avessi agio.

63 E Falseron fe’ in Francia l’abbracciate
     Col conte Orlando; e del suo Ferraue
     Furon tutte le ingiurie perdonate;
     Non so se colla lingua o col cor fue:
     Tutte le vostre astuzie ho ben notate;
     E ritentò più d’una volta e due,
     Se ti poteva in qua guidare Orlando;
     Però il venne co’ baci sciloppando.