Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/278

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

canto ventesimoquinto. 275

144 Questo è quel padre, e quel monarca antico,
     C’ha fatto tutto e può tutto sapere,
     E non può preterir l’ordin ch’io dico,
     Chè ’l cielo e ’l mondo vedresti cadere:
     Or s’io non son, com’io solea già, amico,
     Non posso in quello specchio più vedere,
     Dove apparisce or forse i vostri guai,
     Benchè il futuro io nol sapessi mai.

145 E se Lucifer l’avessi saputo,
     E’ non avea tanta presunzione;
     E non sarebbe nel centro caduto,
     Per voler la sua sede in Aquilone;
     Ma non aveva ogni cosa veduto,
     Onde e’ seguì la nostra dannazione:
     E perchè il primo lui fu in questa pecca,
     Caduto è il primo lui nella Giudecca.

146 E non aremo invan tentati tanti,
     Che tutti son felicitati in cielo;
     Se non che, come io dico, tutti quanti
     Agli occhi della mente abbiamo un velo;
     E non arebbe il gran Santo de’ Santi
     Satan, come voi dite nel Vangelo,
     Tentato e poi portato in sul pinacolo,
     Infin che pur conobbe il suo miracolo.

147 E perchè tutto fa perfettamente,
     E tutto ha circunscritto e terminato,
     E ciò che fece gli è sempre presente,
     Perch’e’ fu con giustizia esaminato,
     Nota che mai questo signor si pente;
     E s’alcun dice che e’ s’è rimutato,
     Dico che il falso qui pel ver si stima,
     Chè così era nell’ordine prima.

148 Dimmi, rispose Malagigi ancora,
     Chè tu mi pari qualche angel discreto:
     Se quel primo motor, ch’ognuno adora,
     Cognosceva il mal vostro in suo segreto,
     E vedeva presente il punto e l’ora,
     E’ par che e’ sia qui ingiusto il suo decreto,
     E la sua carità qui non sarebbe,
     Perchè creati e dannati v’arebbe,