Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/29

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26 il morgante maggiore.

124 S’io ti dicessi in che modo io pillotto,17
     O tu vedessi com’io fo col braccio,
     Tu mi diresti certo ch’io sia ghiotto;
     O quante parte aver vuole un migliaccio,
     Che non vuole essere arso, ma ben cotto,
     Non molto caldo, e non anco di ghiaccio,
     Anzi in quel mezzo, e unto, ma non grasso
     Pàrti che il sappi? e non troppo alto o basso.

125 Del fegatel non ti dico niente:
     Vuol cinque parte: fa’ ch’alla man tenga;18
     Vuole esser tondo, nota sanamente,
     Acciò che ’l fuoco equal per tutto venga,
     E perchè non ne caggia, tieni a mente,
     La gocciola che morbido il mantenga:
     Dunque in due parte dividiam la prima,
     Chè l’una e l’altra si vuol farne stima.

126 Piccolo sia questo, ed è proverbio antico,
     E fa’ che non sia povero di panni;19
     Però che questo importa ch’io ti dico;
     Non molto cotto, guarda non t’inganni,
     Chè così verdemezzo come un fico,
     Par che si strugga quando tu l’azzanni;
     Fa’ che sia caldo; e puoi sonar le nacchere20
     Con spezie e melarance e l’altre zacchere.

127 Io ti darei qui cento colpi netti,
     Ma le cose sottil vo’ che tu creda,
     Consiston nelle torte e ne’ tocchetti,
     E ti fare’ paura una lampreda,
     In quanti modi si fanno i guazzetti:
     E pur chi l’ode poi convien che ceda,
     Perchè la gola ha settantadue punti,
     Sanza molt’altri poi ch’io ve n’ho aggiunti.

128 Un che manchi, guasta la cucina:
     Non vi potrebbe il ciel poi rimediare:
     Quanti segreti insino a domattina
     Ti potrei di quest’arte rivelare!
     Io fui ostiere alcun tempo in Egina,
     E volli queste cose disputare.
     Or lasciam questo, e d’udir non t’incresca
     Un’altra mia virtù cardinalesca.