Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/297

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294 il morgante maggiore.

239 Non fu quello emisperio fatto a caso,
     Nè il Sol tanta fatica indarno dura,
     La notte, il dì, dall’uno all’altro occaso,
     Chè il sommo Giove non arebbe cura,
     Se fussi colaggiù vòto rimaso:
     E nota che l’angelica natura,
     Poi ch’a te piace di saper più a dentro,
     Da quella parte rovinò nel centro.

240 Vera è la Fede sola de’ Cristiani,
     E giusta legge, e ben fondata e santa;
     Tutti i vostri dottor son giusti e piani,
     E ciò appunto la scrittura canta;
     E tutti i Giudei perfidi e i Pagani,
     Se la grazia del Ciel qui non rammanta,
     Dannati sono, e le lor legge tutte
     Dell’Alcoran, de’ matti, e del Talmutte.

241 Vedi quanto gridato hanno i profeti
     Della Virgin, dell’alto Emanuello,
     E da quel tempo in qua son tutti cheti,
     Che il Verbo Santo si congiunse a quello:
     Tante sibille, insin vostri poeti
     Disson, che il secol si dovea far bello:
     Lèggi Eritrea, del signor Nazzareno,
     Che dice insin ch’e’ giacerà nel fieno.

242 E se la prava opinion de’ matti
     Aspetta altro Messia che ’l vostro ancora,
     E confessa i miracol ch’egli ha fatti,
     E come e’ disse a Lazzer: veni fora;
     E muti e ciechi sanava ed attratti,
     Che negar non si può; certo ella ignora
     Che liberassi gli uomini e le donne
     Per la virtù del Tetragramatonne.15

243 Ed altro argumentar non vi bisogna
     Contra a’ Giudei d’Eliseo o d’Elia:
     Che s’egli avessi detto in ciò menzogna,
     Come egli era mandato il ver Messia
     Dal Padre, il qual sol veritate agogna,
     Perchè egli è vita, e verità, e via;
     Potestà non arebbe in quella vece,
     Di far le cose mirabil ch’e’ fece.