Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/299

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296 il morgante maggiore.

249 Rinaldo arebbe voluto in quel salto
     Potere al Sole aggiugnere alla chioma;
     Ma non potea, chè si truova più alto,
     Perchè quel già sotto l’acque giù toma:
     Baiardo, quando cascò in sullo smalto,
     Anche non parve la sua forza doma,
     E poco cura il salto ch’egli ha fatto,
     E cadde in terra lieve come un gatto.

250 Diceva Ricciardetto a Farferello,
     Come e’ giunse alla riva: Io ti confesso,
     Che questa volta io non son buono uccello,
     Però che il Sol non mi parea più desso,
     Quand’io mi vidi volar sopra a quello:
     Credo ch’io ero al Zodiaco appresso;
     Troppo gran salto a questa volta fue:
     Io non mi vanterei di farne piue.

251 Il caval si sentì di Ricciardetto
     In un modo anitrir che par che rida,
     Chè quel diavol ne prese diletto
     Delle parole che colui si fida;
     E poi diceva: Non aver sospetto,
     O Ricciardetto, tu hai buona guida.
     Dicea Rinaldo: Facciam questo patto,
     Che in Roncisvalle si salti in un tratto.

252 Rispose Ricciardetto: Adagio un poco;
     Volgi pur largo, Farferello, a’ canti;
     Tu non ti curi come vadi il giuoco,
     O drento o fuor, poi te ne ridi e vanti:
     Io sono ancor per la paura fioco,
     E sento i sensi tremar tutti quanti,
     E parmi i panni in capo aver rovesci,
     E cader giù nell’acqua in bocca a’ pesci.

253 Era la notte appunto cominciata,
     Quando costoro hanno passato Calpe,
     E poi la Spagna Betica trovata,
     E vanno attraversando i piani e l’alpe;
     E così costeggiando la Granata,
     Si ritrovano al buio come talpe;
     E di dormir per certo avean bisogno,
     Ma non è tempo a camminare in sogno.