Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/316

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canto ventesimoquinto. 313

gnificare che Bianciardino aveva adoperate tutte sue arti per far dire a Gano ciò ch’e’ covava, ma che non v’era riuscito.

69. mort’io ec. Cioè, morto io sarebbe come se non fosse morto alcuno. La Puglia è paese assai caldo, e però abbondantissimo di mosche, e simili insetti.

72. Le frutte amare ec. Alberigo dei Manfredi, signori di Faenza, frate gaudente, essendo in discordia con certi suoi consorti, e bramando di torgli dal mondo, finse volersi con loro riconciliare, e li convitò magnificamente; ma al recarsi delle frutta uscirono, secondo ch’egli aveva ordinato, alcuni sicarii che uccisero molti de’ convitati. Vedi Dante, Inferno, Canto XXXIII.

74. Dunque i suoi privilegi ec. Credevasi dagli antichi che il lauro, come quello in che da Apollo era stata convertita Dafne, non potesse esser tocco dal fulmine.

77. subbio. Il tronco dell’albero, così chiamato per una certa analogia con quel legno lungo e rotondo, sul quale i tessitori avvolgono la tela ordita. — e muda. Mudare si dice propriamente degli uccelli quando rinnuovan le penne. Qui per similitudine.

104. più dolce che mèle. Credulo.

169. Angiolino, Angiolo Poliziano. — d’Arnaldo e d’Alcuino ec. Ambedue scrittori delle cose di Carlo Magno, e de’ suoi tempi.

178. al baucco. Forse al bacucco, che è un certo arnese di panno il quale serve per mettere in capo a uno per cuoprirgli il volto, e impedirgli il ben mandar fuori la voce.

204. elitropia. Pietra che reputavasi rendere invisibile chiunque l’avesse indosso. La superstiziosa credenza che avevasi della virtù di questa pietra, forma il bizzarro argomento della novella di Calandrino.

206. gagno. È propriamente il luogo dove ai ricoverano le bestie; caula. Qui è posto figurat.

208. bastagio. Facchino, portatore; dal greco βαστάζειν, che val condurre, portare.

218. Facciam qui sei ec. Gli Apostoli presenti alla trasfigurazione, proposero di eriger quivi tre tabernacoli , uno per Gesù Cristo, uno per Elia, e uno pur Mosè. Vedi San Luca, Cap. IX, v. 35.

219. razzesi. Era il razzese un vino che faceva nella riviera di Genova.

242. Tetragramatonne. Tetragrammata, nome composto di quattro lettere, e si dice specialmente dell’ineffabile e Santissimo nome di Dio, che del Tetragrammato Jehova si vede formato presso gli Ebrei.

265. mascagno. Scaltrito, vafer.

267. Ma spesso ec. Spesso una cosa pare difficile, ed essa è agevolissima a fare.

298. Rinaldo star ec. Stare alla musa, o musare, significa stare oziosamente a guisa di stupido, tratta forse la metafora dall’atto che fanno le bestie quando per difetto di pasciona, o per istanchezza, malinconia, o altra cagione si stanno stupidamente col viso levato. Vedi Varchi, Ercolano.