Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/32

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canto decimottavo 29

139 Sempre le brighe compero a contanti:
     Bestemmiator, non vi fo ignun divario
     Di bestemmiar più uomini che santi,
     E tutti appunto gli ho in sul calendario:
     Delle bugie ignun non se ne vanti,
     Chè ciò ch’io dico fia sempre il contrario:
     Vorrei veder più fuoco, ch’acqua o terra,
     E ’l mondo e ’l cielo in peste, e ’n fame e ’n guerra.

140 E carità, limosina o digiuno,
     Orazion non creder ch’io ne faccia;
     Per non parer prováno,29 chieggo a ognuno,
     E sempre dico cosa che dispiaccia;
     Superbo, invidioso e importuno:
     Questo si scrisse nella prima faccia:
     Chè i peccati mortal meco eran tutti,
     E gli altri vizj scelerati e brutti.

141 Tanto ch’io posso andar per tutto ’l mondo
     Col cappello in su gli occhi com’io voglio;
     Com’una schianceria son netto e mondo:
     Dovunque io vo, lasciarvi il segno soglio,
     Come fa la lumaca, e nol nascondo;
     E muto fede e legge, amici e scoglio,
     Di terra in terra, com’io veggo o truovo,
     Però ch’io fu’ cattivo insin nell’uovo.

142 Io t’ho lasciato indrieto un gran capitolo
     Di mille altri peccati in guazzabuglio;
     Cho s’io volessi leggerti ogni titolo,
     E’ ti parrebbe troppo gran mescuglio;
     E cominciando a sciorre ora il gomitolo,
     Ci sarebbe faccenda insino a luglio;
     Salvo che questo alla fine udirai,
     Che tradimento ignun non feci mai.

143 Morgante alle parole è stato attento
     Un’ora o più, che mai non mosse il volto;
     Rispose e disse: In fuor che tradimento,
     Per quel ch’io ho, Margutte mio, raccolto,
     Non vidi uom mai più tristo a compimento;
     E di’ che ’l sacco non hai tutto sciolto:
     Non crederei con ogni sua misura
     Ti rifacessi a punto più Natura,