Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/328

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canto ventesimosesto 325

54 Allora il franco Angiolin di Baiona
     Diceva: Orlando, io vo’ il colpo secondo.
     E detto questo, un suo giannetto sprona,
     Che miglior corridor non avea il mondo:
     Vennegli a petto un gran sir di corona,
     Molto crudel, di sangue sitibondo,
     Malducco detto, del regno di Frasse;
     E calaron le lance ambo giù basse.

55 E l’uno e l’altro poneva al baucco,
     Chè l’uno e l’altro di porre è maestro;
     Ed Angiolin pel colpo di Malducco
     Se n’andò quasi in sul lato sinestro;
     Ma non pertanto è il suo valor ristucco;
     E perchè e’ pose al Pagan molto destro,
     Gli fe’ toccar coll’elmetto la groppa,
     Tanto che ruppe del cimier la coppa.

56 E se non fusse che trasse il cavallo,
     Quando e’ sentì che 'l pennacchio lo tocca,
     Sì che traendo aiutava rizzallo,
     Era la corda rasente alla cocca.
     Avino intanto saltava nel ballo,
     La lancia abbassa, e ’l corridor suo brocca:
     Chi meco vuol giostrar, gridando forte,
     venga a trovarmi, e troverrà la morte.

57 Partissi della schiera de’ Pagani
     Re Mazzarigi, un uom molto superbo,
     Che confessò la legge de’ Cristiani,
     E rinnegò poi Cristo, e ’l Padre, e ’l Verbo;
     E come e’ furno ristretti alle mani,
     Il colpo del Pagan fu molto acerbo;
     Pure Avin gli rispose con la lancia,
     Ma questa volta della morte ciancia.

58 Ulivier si fe’ innanzi con Rondello,
     Chè non potea più star saldo alle mosse;
     Il re Malprimo, come e’ vide quello,
     Dall’altra parte a rincontro si mosse:
     Or qui, sanza operare altro pennello,
     Si cominciono a far le lance rosse
     E gli scudi, e le falde, e le corazze,
     E le barde a dipigner paonazze.