Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/346

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canto ventesimosesto 343

144 La battaglia veniva rinforzando,
     E in ogni parte apparisce la morte;
     E mentre in qua e in là combatte Orlando,
     Un tratto a caso trovò Buiaforte,
     E in su la testa gli dette col brando:
     E perchè l’elmo è temperato e forte,
     O forse incantato era, al colpo ha retto;
     Ma della testa gli balzò di netto.

145 Orlando prese costui per le chiome
     E disse: Dimmi, se non ch’io t’uccido,
     Di questo tradimento appunto, e come;
     E se tu il di’, della morte ti fido:
     E vo’ che tu mi dica presto il nome.
     Onde il Pagan rispose con gran grido:
     Aspetta, Buiaforte, io te lo dico,
     Della Montagna del Veglio tuo amico.

146 Orlando, quando intese il giovinetto,
     Subito al padre suo raffigurollo;
     Lasciò la chioma, e poi l’abbracciò stretto
     Per tenerezza, e coll’elmo baciollo:
     E disse: O Buiaforte, il vero hai detto,
     Il Veglio mio! e da canto tirollo:
     Di questo tradimento dimmi appunto,
     Poi che così la fortuna m’ha giunto.

147 Ma ben ti dico per la fede mia,
     Che di combatter con mia gente hai torto,
     E so che ’l padre tuo, dovunque e’ sia,
     Non ti perdona questo così morto.
     Buiaforte piangeva tuttavia,
     Poi disse: Orlando mio, datti conforto!
     Il mio signore a forza qua mi manda,
     Ed obbedir convien quel che comanda.

148 Io son della mia patria sbandeggiato;
     Marsilio in corte sua m’ha ritenuto,
     E promesso rimettermi in istato:
     Io vo cercando consiglio ed aiuto,
     Poi ch’io son da ognuno abbandonato,
     E per questa cagion qua son venuto;
     E bench’i’ mostri far grande schermaglia,
     Non ho morto nessun nella battaglia.