Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/352

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canto ventesimosettimo. 349

17 Astolfo andava pel campo scorrendo,
     E riscontrossi con re Balsamino;
     E finalmente, l’un l’altro ferendo,
     Un colpo trasse quel can Saracino
     Un tratto a Astolfo, non se n’avvedendo,
     Che la spada gli entrò pel gorzarino,
     E riuscì di drieto per la nuca,
     Tanto che morto lo mandò alla buca.

18 Poi riscontrò quel Pagan maladetto
     Nella battaglia Angiolin di Bellanda,
     E con un colpo gl’intronò l’elmetto,
     E come morto per terra lo manda:
     Intanto quivi giugnea Ricciardetto,
     Ed Angiolino a lui si raccomanda,
     E per l’angoscia a fatica favella,
     E Ricciardetto lo ripose in sella.

19 Orlando aveva morto Chiariello,
     In questo tempo, re di Portogallo,
     E Fieramonte accompagnato ha quello,
     E in quella parte rivolse il cavallo;
     Astolfo giacea morto, il meschinello;
     Avino aveva veduto cascallo,
     E veniva a cercar di far vendetta,
     Ma non poteva aprir la calca stretta.

20 Orlando giunse, e con gran furia aprilla,
     E fe’ de’ Saracin di sangue un golfo,
     Chè Durlindana ogni volta sfavilla,
     Tanto che acceso si sarebbe il zolfo;
     E parve un toro bravo quando assilla,
     Quando e’ vedeva in su la terra Astolfo,
     Che sempre amato assai l’aveva in vita,
     E pensa pur come la cosa è ita.

21 E ben cognobbe come Balsamino
     Ucciso aveva il duca d’Inghilterra;
     Intanto si fe’ incontra il Saracino,
     Ed una punta per modo disserra,
     Ch’egli arebbe forato il serpentino:
     Ma questa volta la scrima sua erra,
     Però che Orlando nella prima giunta
     Con Durlindana gli levò la punta.