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350 il morgante maggiore.

22 E non gli aveva Chirone2 insegnato
     Tanto che basti, ch’ogni scrima è invano:
     Orlando aveva l’occhio in ogni lato,
     E terminò di tagliargli la mano:
     E trasse un colpo in modo misurato
     Che Balsamin non se lo truova sano,
     Perchè le dita gli tagliava tutte,
     Salvo che al primo resta il gammautte.2a

23 E non potrà, se volessi fare ora,
     Levar più d’un con la mano, o dir sette
     Al giuoco delle corna o della mora,
     O nasconder più in quella le buschette:3
     Avin soggiunse, e con la spada ancora
     Un vecchio colpo all’elmetto gli dette,
     Tanto che in terra se n’andoe cadavero,
     Chè il capo gli spiccò come un papavero.

24 Rinaldo ritrovò quel Buiaforte,
     Al mio parer, che sarebbe scoppiato
     Se non avessi trovato la morte:
     E come egli ebbe a parlar cominciato
     Del re Marsilio e di stare in sua corte,
     Rinaldo gli rispose infuriato:
     Chi non è meco, avverso me sia detto,{Nota separata|Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/406|4}}
     E cominciògli a trassinar l’elmetto.

25 E trasse un mandiritto e due e tre,
     Con tanta furia, e quattro e cinque e sei,
     Ch’e’ non ebbe agio a domandar merzè,
     E morto cadde sanza dire omei:
     E così Buiaforte il peggio fe’;
     E Squarciaferro co’ suoi Farisei,
     Come l’anima uscì del corpo fore,
     Parve che un pollo ciuffassi un astore.

26 Ricciardetto era a Rinaldo daccanto,
     E non si potre’ dir quel ch’egli ha fatto;
     E dove e’ crede acquistar gloria o vanto,
     E’ si chiudea come un uccel di ratto,
     Benchè le starne gli danno nel guanto:
     E Turpino ancor salta come un gatto
     E non si può tener con cento strambe,
     E spicca nasi, orecchi e mane e gambe.