Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/356

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canto ventesimosettimo. 353

37 Zambuger cadde per la pena in terra,
     E calpestato fu poi meschinello;
     Il qual nuovo Tiron questa volta erra,
     Però ch’egli era un semplicetto agnello
     Con un bravo leon ch’ognuno atterra:,
     Marsilio sparì via come un uccello
     O come cervio spaventato in caccia;
     E Zambuger non farà più alle braccia.

38 Fece Marsilio del braccio cercare,
     Acciò che questa reliquia devota
     Per le moschee si potessi mostrare:
     Non so s’ignun, che legge, intende e nota:
     E comincia fortuna a bestemmiare
     Che non volgeva a suo modo la ruota,
     Appollin, Belfagorre e la sua setta,
     E minacciava di farne vendetta.

39 Ma non so come e’ sarà vendicato,
     Chè poco il dì si partì poi da bomba,
     Tanto era ancor d’Orlando impaurato:
     Credo più tosto vorrebbe una fromba,
     Come disse Trason già col suo Gnato,
     Per trar discosto al sicuro la romba:
     Perchè quanto è più il traditor sottile,
     Tanto più sempre per natura è vile.

40 Un cerchio immaginato ci bisogna,
     A voler ben la spera contemplare;
     Così, chi intender questa istoria agogna,
     Conviensi altro per altro immaginare;
     Perchè qui non si canta, e finge, e sogna;
     Venuto è il tempo da filosofare;
     Non passerà la mia barchetta Lete,
     Che forse su Misen vi sentirete.

41 Ma perchè e’ c’è d’una ragion cicale,
     Ch’io l’ho proprio agguagliate all’indiane,
     Che cantan d’ogni tempo, e dicon male,
     Voi che leggete queste cose strane,
     Andate drieto al senso litterale,
     E troverretel per le strade piane;
     Ch’io non m’intendo di vostro anagogico,
     O morale, o le more, o tropologico.