Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/36

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canto decimottavo 33

159 L’oste co’ servi impauriti sono,
     E a servire attendon tutti quanti,
     E dice fra sè stesso: E’ sarà buono,
     Non ricettar mai più simil briganti;
     E’ pagheranno domattina al suono
     Di quel battaglio, e saranno contanti:
     Hanno mangiato tanto, che in un mese
     Non mangerà tutto questo paese.

160 Morgante poi che molto ebbe mangiato,
     Disse a quell’oste: A dormir ce n’andremo,
     E domattina, com’io sono usato,
     Sempre a cammino insieme conteremo;
     E d’ogni cosa sarai ben pagato,
     Per modo che d’accordo resteremo.
     E l’oste disse a suo modo pagasse;
     Chè gli parea mill’anni e’ se n’andasse.

161 Morgante andò a trovare un pagliaio
     Ed appoggiossi come il liofante;
     Margutte disse: Io spendo il mio danaio:
     Io non voglio, oste mio, come il gigante
     Far degli orecchi zufoli a rovaio;37
     Non so s’io son più pratico o ignorante,
     Ma ch’io non sono astrologo, so certo;
     Io vo’ con teco posarmi al coperto.

162 Vorrei, prima ch’e’ lumi sieno spenti,
     Che tu traessi ancora un po’ di vino;
     Chè non par mai la sera io m’addormenti,
     S’io non becco in sul legno un ciantellino,38
     Così per risciacquare un poco i denti;
     E goderenci in pace un canzoncino:
     E’ basta un bigonciuol così tra noi,
     Or che non ci è il gigante che c’ingoi.

163 Vedestu mai, Margutte soggiugnea,
     un uom più bello e di tale statura,
     E che tanto diluvi, e tanto bea?
     Non credo e’ ne facessi un più natura;
     E’ vuol, quando egli è all’oste, gli dicea,
     che l’oste gli trabocchi la misura;
     Ma al pagar poi mai più largo uom vedesti;
     Se tu nol provi, tu nol crederresti.