Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/364

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canto ventesimosettimo. 361

77 Chi sa se Micael qui sconosciuto,
     Come altra volta là a Gerusalemme,
     N’uccise il dì quanti egli arà voluto,
     Ch’a ogni colpo può segnare un’emme:
     Forse ch’e’ venne a’ Cristiani in aiuto
     Da quel Signor che nacque in Betelemme,
     Il qual tien sempre degli amici cura;
     E la forza del ciel non ha misura.

78 E bisognava e’ vi ponga le mani,
     Chè i Cristian son venti mila secento
     Contr’a secento migliaia di Pagani;
     Tant'è, ch’io ci ho trovato fondamento,
     Tutti degni autor, modesti e piani,
     Che non iscaglion le parole al vento:
     E so che 'l nostro Turpino ed Ormanno
     Iscrivon quel ch'è vero e quel che sanno.

79 E s’alcun dice che Turpin morisse
     In Roncisvalle, e' mente per la strozza:
     Ch’io proverrò il contrario, e come e’ visse
     Insin che Carlo prese Siragozza,
     E questa istoria di sua mano scrisse;
     Ed Alcuin con lui poi si raccozza,
     E scrive insino alla morte di Carlo,
     E molto fu discreto ad onorarlo.

80 Dopo costui venne il famoso Arnaldo,
     Che molto diligentemente ha scritto,
     E investigò dell’opre di Rinaldo,
     Delle gran cose che fece in Egitto,
     E va pel fil della sinopia saldo,
     Sanza uscir punto mai del segno ritto:
     Grazie che date son prima che in culla,
     Chè non direbbe una bugia per nulla.

81 Tornossi Orlando sbigottito in tutto
     Al campo, poi che il Marchese fu morto,
     Come chi torna dal funereo lutto
     Alla sua famigliuola a dar conforto;
     O come nave, sperando alcun frutto,
     Con gran iattura è ritornata in porto;
     E duolsi ben di sua fortuna acerva,8
     Ma molto ancor più della sua conserva.