Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/37

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34 il morgante maggiore.

164 Venne del mosto, e stanno a ragionare,
     E l’oste un poco si rassicurava;
     Margutte un canzoncin netto spiccare
     Comincia, e poi del camin domandava,
     Dicendo, a Babillona volea andare:
     L’oste rispose, che non si trovava
     Da trenta miglia in là casa nè tetto
     Per più giornate, e vassi con sospetto.

165 E disselo a Margutte, e non a sordo,
     Che vi pensò di subito malizia,
     E disse all’oste: Questo è buon ricordo,
     Poi che tu di’ che vi si fa tristizia:
     Or oltre a letto; e sarem ben d’accordo,
     Ch’io non istò a pagar con masserizia;39
     Io son lo spenditore degli scotti;
     Come tu stesso vorrai, pagherotti.

166 Io ho sempre calcata la scarsella:
     Deh dimmi tu, non debbi aver domata,
     Per quel ch’io ne comprenda, una cammella,
     Ch’io vidi nella stalla tua legata,
     Ch’io non vi veggo nè basto nè sella?
     Rispose l’oste: Io là tengo appiattata
     Una sua bardelletta,40 ch’io gli caccio,
     Nella camera mia sotto il primaccio.

167 Per quel ch’io il faccia, credo che tu intenda:
     Sai che qui arriva più d’un forestiere
     A cena, a desinare, ed a merenda.
     Disse Margutte: Lasciami vedere
     Un poco come sta questa faccenda,
     Poi che noi siam per ragionare e bere,
     E son le notte un gran cantar di cieco.
     E l’oste gli rispose: Io te l’arreco.

168 Recò quella bardella il sempliciotto:
     Margutte vi fe su tosto disegno,
     Che questa accorderà tutto lo scotto;
     E disse all’oste: E’ mi piace il tuo ingegno;
     Questo sarà il guancial ch’io terrò sotto,
     E dormirommi qui in su questo legno;
     So che letto non hai dov’io capessi,
     Tanto che tutto mi vi distendessi.