Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/378

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canto ventesimosettimo. 375

147 E perchè Carlo sarà qui di corto,
     Il popol tuo fia tutto seppellito,
     Chè si partì da San Gianni di Porto,
     Come il suon tanto rubesto ha sentito:
     Al traditor che la tua gente ha morto,
     Perdona pur, chè sarà ben punito:
     E perchè Iddio nel Ciel ti benedica,
     Piglia la terra, la tua madre antica.

148 Però che Iddio Adam plasmoe di questa,
     Sì ch'e’ ti basta per comunione.
     Rinaldo dopo a te nel mondo resta,
     Per difender di Cristo il gonfalone:
     E tosto faran su gli angeli festa
     Di Turpin vostro pien d’affezione,
     E Ricciardetto anche al Signor mio piace;
     Rimanetevi, o servi di Dio, in pace.

149 Così posto in silenzio le parole,
     Si dipartì questo messaggio santo;
     Ognun piangeva, e d’Orlando gli duole.
     Orlando si levò su con gran pianto
     Ed abbracciò Rinaldo quanto e’ vuole,
     Turpino, e gli altri; ed adorato alquanto,
     Parea proprio Geronimo quel fosse,
     Tante volte nel petto si percosse.

150 Era a vedere una venerazione,
     Nunc dimittis mormorando seco,
     Come disse nel tempio il buon vecchione:
     O Signor mio, quando sarò io teco?
     L’anima è in carcer di confusione:
     Libera me da questo mondo cieco,
     Non per merito già, per grazia intendo;
     Nelle tue man lo spirto mio commendo.

151 Rinaldo l’avea molto combattuto;
     E Turpino, e Terigi, e Ricciardetto,
     Dicendo: Io son dello Egitto venuto,
     Dove mi lasci, o cugin mio, soletto?
     Ma poi che tempo era tutto perduto,
     Inteso quel che Gabriello ha detto,
     Per reverenzia alla fine ognun tacque:
     Chè quel che piace a Dio sempre a’ buon piacque.