Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/396

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canto ventesimosettimo. 393

237 Era la Spagna in parte battezzata;
     E inteso di Marsilio i tradimenti,
     E così tutti i Mori di Granata,
     Molti signor ne furon malcontenti,
     E Siragozza è quasi abbandonata:
     Marsilio v’avea drento poche genti,
     Chè in Roncisvalle rimase eran morte,
     Tanto che Carlo s’accostò alle porte.

238 Re Bianciardin, che la novella sente,
     Disse a Marsilio: E’ fia Rinaldo questo.
     Ma non potevon creder per niente
     Che Carlo fussi venuto sì presto,
     Ed avessi condotta tanta gente:
     E quel che più diventerà molesto,
     Che non sapean di Balugante il caso,
     Che pel cammino indrieto era rimaso.

239 Atteson tutti a rafforzar le mura;
     Rinaldo a una porta appiccò il foco:
     Or questo fece alla terra paura,
     Tanto che drento entrorno a poco a poco.
     Era la notte nebulosa oscura:
     Pensa, lettor, come egli andava il giuoco:
     E vento, e pioggia, e tempesta, e furore,
     E tutto il popol levato al romore.

240 Il fuoco era appiccato in molte strade,
     E ’l vento certe fiamme in alto leva,
     E qualche tetto alle volte giù cade,
     E le moschee ed ogni cosa ardeva;
     E luccicar si vedea tante spade,
     Che Siragozza un inferno pareva:
     Marsilione non sapea che farsi,
     E certo i suoi partiti erano scarsi;

241 E quando e’ sente gridar Francia, Francia,
     E Carlo, Carlo; gli parve che il core
     Gli passassi un coltello, anzi una lancia,
     Tanto ne prese nel petto terrore;
     Perchè e’ cognobbe in su ’n una bilancia
     Aver la vita, e lo stato, e l’onore;
     E Bianciardin, tanto mascagna volpe,
     A questa volta purgar le sue colpe.