Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/402

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canto ventesimosettimo. 399

267 Ora ecco il re Marsilio innanzi a Carlo,
     E tutto il popol crucifiggi grida;
     Altri diceva e’ dovessi impalarlo,
     Ognun volea ch’a suo modo l’uccida:
     Carlo rispose che volea impiccarlo,
     Chè il traditor al capresto si fida,
     A quel carubbo, come Scariotto,
     Dove egli aveva ogni cosa condotto.

268 E disse: Io vo’, Marsilio, che tu muoia
     Dove tu ordinasti il tradimento;
     E Bianciardin, che è padre d’ogni soia,
     Allato a te farà crucciare il vento.
     Disse Turpino: Io voglio essere il boia.
     Carlo rispose: Ed io son ben contento
     Che sia trattato di questi due cani
     L’opere sante con le sante mani.

269 E poi che furon drento al parco entrati,
     Carlo, veggendo intorno a quella fonte
     Arsa la terra e gli arbori abbruciati,
     Maravigliossi e cambiossi la fronte,
     E disse: O Bianciardin, quanti peccati
     Commessi hai qui con tue malizie pronte!
     O scelerato, abominevol mostro,
     O caso orrendo, o infamia al viver nostro!

270 E quando e’ vide quel carubbo secco,
     E quello allòr fulminato dal cielo,
     Parve che ’l cor gli passassi uno stecco,
     E che per tutto se gli arricci il pelo,
     E disse: O traditor Marsilio, or ecco
     Dove tu commettesti il grande scelo!
     Ah, crudel terra, che lo consentisti,
     E come Curzio29 lor non inghiottisti!

271 Ecco ch’io ho pur ritrovate l’orme:
     Però nessun con la coda le copra;
     Chè la divina giustizia non dorme,
     E pure il fine è il testimon dell’opra;
     Pensi ciascun, quando e’ fa cose inorme,
     Che la spada del ciel sia sempre sopra,
     E s’alcun tempo una cosa si cela
     Nihil occultum, tutto si rivela.