Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/416

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canto ventesimottavo. 413

42 Sempre i giusti son primi i lacerati:
     Io non vo’ ragionar più della fede;
     Ch’io me ne vo poi in bocca a questi frati,
     Dove vanno anche spesso le lamprede;
     E certi scioperon pinzocorati
     Rapportano: il tal disse, il tal non crede;
     Donde tanto romor par che ci sia:
     Se in principio era buio, e buio fia.

43 In principio creò la terra e il cielo
     Colui che tutto fe’ qual sapiente,
     E le tenebre al Sol facevon velo;
     Non so quel che si fia poi finalmente
     Nella revoluzion del grande stelo;
     Basta che tutto giudica la mente:
     E se pur vane cose un tempo scrissi,
     Contra hypocritas tantum, pater, dissi.

44 Non in pergamo adunque, non in panca
     Reprendi il peccator; ma quando siedi
     Nella tua cameretta, se e’ pur manca.
     Salite colassù col piombo a’ piedi:
     La fede mia come la tua è bianca,
     E farotti vantaggio anche due Credi;
     Predicate e spianate lo Evangelio
     Con la dottrina del vostro Aurelio.

45 E sde alcun susurrone è che v’imbocchi,
     Palpate come Tomma, vi ricordo,
     E giudicate alle man, non agli occhi,
     Come dice la favola del tordo:
     E non sia ignun più ardito che mi tocchi,
     Ch’io toccherò poi forse un monacordo,
     Ch’io troverrò la solfa e’ suoi vestigi;
     Io dico tanto a’ neri, quanto a’ bigi.

46 Vostri argumenti e vostri sillogismi,
     Tanti maestri, tanti bacalari,
     Non faranno con loica o sofismi,
     Ch’alfin sien dolci i miei lupini amari;
     E non si cercherà de’ barbarismi,
     Ch’io troverrò ben testi che fien chiari:
     Per carità per sempre vi sia detto,
     E non si dirà poi più del sonetto.