Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/417

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414 il morgante maggiore.

47 Io mi parti’ da San Gianni di Porto
     Dov’io lasciai il mio Carlo malcontento:
     Or, perchè il fine è di venire a porto
     Sempre d’ognun che si commette al vento,
     Noi penserem qualche tragetto corto,
     Però ch’un’ora omai parrebbe cento:
     Tanto la voglia è in sè più desiosa,
     Quanto più presso al fine è ogni cosa.

48 Carlo, poi ch’ebbe Ganellon punito
     E rimesso un diavolo in Inferno,
     Che l’ha più tempo tentato e tradito,
     Fe’ come sempre i sapienti ferno,
     Che d’ogni cosa pigliar san partito:
     E redusse la corte e ’l suo governo
     In Aquisgrana, ove alcun tempo visse,
     E molte guerre fe’ pria che morisse.

49 Ma perchè morte a nessun mai perdona,
     Non riguardando a tanto imperatore,
     Poi ch’egli ebbe tenuta la corona
     Quaranzette anni con supremo onore,
     L’anima sua il secolo abbandona,
     E ritornossi a quel lieto Fattore,
     Che si ricorda ristorare in cielo
     I giusti e’ buon, come dice il Vangelo.

50 E benchè tante cose ha fatte prima
     Che non iscrisse Ormanno nè Turpino,
     Riserberem con altra cetra e rima
     A cantar le sue laude ad Alcuino,
     Che canterà le cose di più stima,
     Dell’infanzia tacendo e di Pipino:
     Come solevan ne’ tempi discreti
     Cantar le laude de’ morti i poeti.

51 Furon molto le esequie celebrate,
     E tutto il mondo quasi in veste negra,
     Massime tutta la Cristianitate,
     E Francia poi non si vide più allegra.
     Or, perchè molte cose ho pur lasciate,
     Acciò che io dica la sua istoria integra,
     Tanto ch’e’ sia anche il dotto satollo,
     Convien ch’i’ invochi a questa volta Apollo.