Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/420

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canto ventesimottavo. 417

62 E finalmente si trattò la pace;
     E come Ganellon fu poi mandato
     A Siragozza il traditor fallace,
     E come il tradimento ha ordinato;
     E come Iddio mostrò che gli dispiace:
     E intanto Carlo a San Gianni è arrivato;
     E come in Roncisvalle Orlando è giunto,
     E la battaglia, com’io dissi appunto.

63 E ciò che addrieto nel Morgante è scritto,
     Ogni cosa Lattanzio in alto disse;
     E come tutta la Persia e lo Egitto
     Alla fede di Cristo pervenisse:
     E bisognoe qui andar pel segno ritto:
     Non so se troppa mazza8 altrove misse,
     Chè l’autor che Morgante compose
     Non direbbe bugie tra queste cose.

64 E del Danese, e come e’ fu Cristiano,
     E del caval chiamato Duraforte;
     E che in prigione il tenne Carlo Mano,
     Quando quel dette a Carlotto la morte,
     Insin che venne quel Bravieri strano,
     Che abbattè tutti i paladin di corte;
     E come e’ fu della Marca signore:
     Ogni cosa diceva quel cantore.

65 E come poi Rinaldo giovinetto
     Con tre frategli a Carlo fu mandato,
     Che fu Guicciardo, Alardo e Ricciardetto,
     E come Carlo l’aveva accettato;
     E perchè spesso gli facea dispetto,
     Più volte l’ebbe di corte scacciato:
     E come e’ fe’ per arte Malagigi
     Montalban fare a quegli angeli bigi.

66 E disse finalmente tante cose,
     Che fece tutto il popolo stupire;
     In sin che pur la cetera giù pose,
     E non potè di Carlo tanto dire,
     Quanto l’opere sue son più famose.
     Or pur la istoria ci convien finire,
     Chè Alcuin, poi che Lattanzio ha detto,
     La cetra ha in punto, e ’l piè già in sul palchetto.