Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/438

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canto ventesimottavo. 435

152 Benigni secul, che già lieti fêrsi,
     Tornate a modular le nostre lire,
     Chè la mia fantasia non può tenersi,
     Come ruota che mossa ancor vuol ire.
     Chi negherebbe a Gallo giammai versi?
     Pro re, pauca dissi al mio desire.
     Or sia qui fine al nostro ultimo canto,
     Con pace, e gaudio, e col saluto santo.





153 Salve Regina, madre gloriosa,21
     Vita e speranza sì dolce e soave;
     A te per colpa della antica sposa,
     Piangendo e sospirando, gridiamo Ave,
     In questa valle tanto lacrimosa:
     Però tu, che per noi volgi la chiave,
     Deh volgi i pietosi occhi al nostro esiglio,
     Mostrandoci, Maria dolce, il tuo figlio.

154 Degnami, se ’l mio priego è giusto e degno,
     Ch’io possi te laudar, Virgo sacrata;
     Donami grazia, e virtù pronta, e ingegno
     Contra a’ nimici tuoi, nostra avvocata:
     E perchè in porto hai condotto mio legno,
     Io ti ringrazio, Vergine beata:
     Con la tua grazia cominciai la storia;
     Con la tua grazia al fin mi darai gloria.

155 Con la tua grazia, Vergine Maria,
     Conserva la devota alma e verace
     Mona Lucrezia tua, benigna e pia,
     Con carità perfetta e vera pace;
     Anzi essaudir puoi ciò che lei desia,
     Chè sempre chiederà quel che a te piace:
     Sì che lei prego per le sue virtute,
     Che per me impetri grazia di salute.




NOTE.

2. Perchè donna ec. Lucrezia Tornabuoni, già morta quando il Pulci dette fine al suo Poema.

3. ferzo. Forse invece di ferza, per comodo della rima.

13. pattini. Specie di scarpe, e