Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/78

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

canto decimonono. 75

152 Ora ecci un autor, che dice qui
     Che si condusse pur dov’era Orlando;
     Ma poi da Babillona si partì,
     E venne in questo modo capitando:
     Tanto è, che la sua morte fu così;
     Di questo ognun s’accorda, ma del quando,
     O prima o poi, c’è varie opinioni,
     E molti dubbj, e gran disputazioni.

153 Tanto è, ch’io voglio andar pel solco ritto:
     Chè in sul Cantar d’Orlando non si truova
     Di questo fatto di Margutte scritto,
     Ed ecci aggiunto come cosa nuova,
     Che un certo libro si trovò in Egitto,
     Che questa storia di Margutte appruova:
     E l’autor si chiama Alfamenonne,
     Che fece gli statuti delle donne.

154 E fu trovato in lingua persiana,
     Tradutto po’in arabica e ’n caldea;
     Poi fu recato in lingua soriana,
     E dipoi in lingua greca e poi in ebrea,
     Poi nell’antica famosa romana,
     Finalmente vulgar si riducea;
     Dunque è certo la torre di Nembrotto,
     Tanto ch’egli è pur fiorentin ridotto.

155 Quel ch’e’ si sia, e’ seppe ogni malizia,
     E fu prima cattivo assai che grande,
     Però che cominciò da puerizia
     A esser vago dell’altrui vivande;
     E fece abito sì d’ogni tristizia,
     Ch’ancor la fama per tutto si spande:
     E furon le sue opre e le sue colpe,
     Non creder leonine, ma di volpe.

156 Or lasciam questo con buona ventura,
     Chè la giustizia ha in fin sempre suo loco:
     Morgante attraversando una pianura,
     S’appressa a Babillona a poco a poco,
     Tanto che già si scorgevan le mura;
     Ed arde tutto come il zolfo al foco
     Della gran voglia di vedere Orlando,
     Che non credea giammai trovare il quando.