Pagina:Pulci - Morgante maggiore II.pdf/79

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76 il morgante maggiore.

157 Era già presso al campo a poche miglia,
     E fu veduto questo compagnone,
     Come un alber di nave di caniglia,
     E dava a tutto il campo ammirazione:
     Ma quando Orlando vi volse le ciglia:
     Questo è Morgante, per lo Dio Macone,
     Se ben le membra di questo ragguaglio,
     Dicea fra sè, ch’io conosco il battaglio.

158 Fecesi presto menar Vegliantino,
     E nondimen la lancia tolse in mano,
     Che non fussi gigante Saracino,
     Perchè la vista inganna di lontano;
     Morgante, come vide il paladino,
     Gli fece il cenno usato a mano a mano:
     Gittò il battaglio cento braccia in alto,
     Poi lo riprese in aria con un salto.

159 E come al conte Orlando fu più presso,
     Subitamente ginocchione è posto:
     Orlando smonta, e ’ncontro ne va a esso,
     E cominciò le braccia aprir discosto,
     Chè si conosce un grand’amore espresso,
     E disse: Lieva, Morgante, su tosto;
     E missegli le braccia strette al collo,
     E mille volte e poi mille baciollo.

160 Non si saziava a Morgante far festa,
     Tanto che ’l collo ancor non abbandona,
     Dicendo: Che ventura è stata questa?
     Morgante, poi che c’è la tua persona,
     Io non temo più scogli nè tempesta:
     Le mura triemon già di Babillona,
     Anzi tremare il ciel sento e la terra,
     Tanto ch’omai terminata è la guerra.

161 Io non farei con Alessandro Magno,
     Con Cesar, con Annibal, con Marcello,
     O patti, o pace, o triegua con guadagno,
     Da poi che tu se’ qui, caro fratello;
     Ch’io pur non ebbi mai miglior compagno:
     Io crederrei con te pigliar Babello,
     E Troia un’altra volta, e Roma antica:
     Or vo’ che mille cose oggi mi dica.