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Pagina:Raccolta di narrazioni e lettere italiane con note latine.djvu/117

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narrazioni 109

durevolmente tranquilla, e poteron perciò le scienze e le lettere fiorirvi con invidiabile felicità.

Tiraboschi.


95. Emanuele Filiberto vince i Francesi a S. Quintino (1557).


Il Duca di Savoia conosciuta l'arte del nemico che andava temporeggiando e provvedendo cautamente ora a questa parte, ora a quell'altra, con fuggir sempre la necessità di una battaglia campale[1], pensava di correre addosso a qualche piazza importante di quella frontiera, sperando che il nemico per non se la lasciar perdere, sarebbe accorso e datogli occasione di una giornata terminativa[2]. Del partito che pigliava, pendevano le sorti universalmente non solo del papa, di Francia e di Spagna, ma ancora quelle del Piemonte e della sua famiglia, alla quale poco altro era rimasto che la spada che allora, quasi esule, portava ne' regni altrui, Era corso contro Marianburgo, facendo veduta di voler campeggiare[3] quel luogo, per tirarvi i Francesi, ma aveva l'animo altrove. S'indirizzava improvvisamente contro San Quintino[4], terra non molto quindi lontana e poco provveduta, ed agli tre d'agosto vi si presentava con tutto lo esercito...

Il generalissimo[5] di Francia (Montmorency), parendogli, oltre al danno che poteva seguire di perdersi quella frontiera, che a lui se ne scemasse la riputazione, appartenendogli la cura e la difesa del regno, si risolveva di mettervi dentro gente nuova, e andato egli in persona a squadrare[6] il sito e l'alloggiamento del campo nemico, volle far forza di raddoppiarvi il presidio. Standosene sopra un luogo rilevato, donde poteva scorgere ogni cosa, cominciò a scendere, e fece diloggiare alcuni Alemanni, che da quella parte aveano la guardia: quindi con dodici

  1. iustum pratium detrectans,
  2. ...in casum universæ dimicantibus inviendi copiam facturum.
  3. tamquam oppidum obsesurus,
  4. Angustam Veromanduoram versus iter...
  5. Totius Gallorum exercitus dux,
  6. ipse... ad lastrandum...