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| lettere | 159 |
medesimi. La natura è forte qui soprammodo, e soprammodo anche povera. Onde chi vorrebbe provarsi ad espugnar l'Alpi? e chi vorrebbe desiderar di signoreggiarle? Le Alpi son per gli Svizzeri, e gli Svizzeri all'incontro per l'Alpi. Ma non più delle cose loro. Dimani parto di qua, ed in un giorno e mezzo, piacendo a Dio, arriverò a Basilea. Questo ho avuto di buono[1] fra tanti monti, che mi hanno difeso dal sole, difeso in maniera che qualche volta fra le immense loro muraglie sono stato un mezzo di intiero[2] senza vederlo. E per fine a V. S. R. bacio con ogni affetto le mani. Di Lucerna, ai 21 di luglio 1607.
144. Francesco Redi al sig. Polidoro[3].
Ho scartabellate[4] l'epistole di Cicerone famigliari, ho lette e rilette quelle ad Attico, non ho lasciate a dietro quelle di Plinio, ho meditate con devozione quelle de' Ss. Basilio e Girolamo, ho fatta l'idea[5] del segretario del Zucchi, di Panfilio Persico e del Sansovino; ho fatta serie reflessione sopra quelle del Peranda, Annibal Caro, Pietro Aretino, Visdomini, cardinal Bentivoglio, Gabrielli e cento mila altri antichi e moderni: e pure non mi è stato possibile il trovare un luogo topico[6] da potere scriver lettere agli amici fuori di proposito, e senza averne il soggetto: che però ho tralasciato fino ad ora di scrivere a V. S., caro il mio Polidoro. Ma ecco che improvvisamente scuto più che di trotto venirmi addosso il santo Natale: sicchè, teso un laccetto all'occasione[7], non me la son lasciata scappar di mano:
Onde rivolto al ciel gridare io voglio;
Oh! Feste ben venute, o Feste sante,
Che m'avete cavato d'un imbroglio
- ↑ Hoc mihi commodi tot attulerunt montes, quod solis radios...
- ↑ ...ut per totam diei partem dimidium prorsus... non viderim.
- ↑ Arg. Scherzo epistolare per le feste del Santo Natale.
- ↑ Ciceronis epistolas ad familiares lectitavi, ad Atticam versavi,
- ↑ ...animo informavi;
- ↑ nec tamen inopportunarum inaniumve ad amicos epistolarum topica inveni;
- ↑ quare occasionem arripui.