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| narrazioni | 23 |
converta. Mandarono sopra questo oratori a Firenze[1]; fu la causa in alcuni cittadini rimessa, i quali o per essere corrotti dalla parte, o perchè giudicassero così esser bene[2], riferirono, il popolo Volterrano non volere le cose giuste, desiderando privare i suoi citadini delle fatiche e industrie loro, e perciò ai privati, non a lui quelle alumiere appartenevano, ma esere ben conveniente che ciascuno anno[3] certa quantità di danari pagassero in segno di ricognoscerlo per superiore. Questa risposta fece non diminuire, ma crescere[4] i tumulti e gli odj in Volterra, e niuna altra cosa non solamente nei loro consigli, ma fuora per tutta la città s'agitava; richiedendo l'universale quello che pareva gli fosse stato tolto, e volendo i particolari conservare quello che s'avevano prima acquistato, e dipoi era stato loro dalla sentenza dei Fiorentini confermato. Tanto che in queste dispute furono morti parecchi cittadini e le loro case saccheggiate ed arse; e da quello impeto medesimo mossi, con fatica[5] dalla morte de' rettori, che quivi erano per il popolo fiorentino, s'astennero.
Mach.
22. Cagioni della Congiura dei Pazzi (1478).
Era l'Italia divisa in due fazioni: papa e re da una parte; dall'altra Vineziani, duca e Fiorentini. E benchè ancora intra loro non fosse accesa guerra, nondimeno ciascun giorno intra essi si dava nuove cagioni[6] d'accenderla; ed il pontefice massime in qualunque sua impresa d'offendere lo stato di Firenze s'ingegnava. Onde che sendo morto messer Filippo dei Medici, arcivescovo di Pisa, il papa, contra alla volontà della Signoria di Firenze, Francesco Salviati, il quale cognosceva alla famiglia de' Medici nimico, di quell'arcivesco-
- ↑ Oratoribus ad id Florentiam mesis, res quibosdam civibus...
- ↑ usquam censerent.
- ↑ at quotannis quædam pecunia vis daretur, qua illius iura essent testata.
- ↑ metus et odia... non maluit, auxit.
- ↑ rectoribus... vix temperatem...
- ↑ Lice bellum inter ipsos nondum arderet, eius tamen accendendi cause...