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| 56 | narrazioni |
49. Il Duca d'Urbino spogliato del suo Stato ripara presso i Veneziani.
Guido Ubaldo perduto il suo regno, a Luigi re di Francia in Melano ito a pregarlo di soccorso contra Cesare, posciachè egli conobbe la sincerità e la innocenzia contro la perfidia e la crudeltà niente appo lui valere[1]; con la moglie a Vinegia se ne venne. Li Padri lietamente il ricevettero, e datogli del pubblico[2] una casa alla sua grandezza convenevole, a stare di buon animo il confortarono. Dalla qual casa poco appresso, essendosi i suoi popoli con uccisione de' castellani[3] e soldati di Cesare, e alcune terre al primo loro stato ritornate, sottratti e tolti dal suo impero, agevolmente nel suo regno ritornò: e in esso, da' Prencipi della famiglia Orsina giovato, vinti i suoi nimici, alcuni mesi la sua dignità ritenne. Per quella mutazione di cose molti popoli si raccomandarono alla Repubblica, preganti che ella nella sua balia[4] gli ricevesse.
Bembo.
50. La Repubblica di S. Marino invano cerca aiuto contro il Duca Valentino presso i Veneziani.
È ne' fini di Arimino un monte alto con due gioghi[5], che due corna paiono, dalla parte che egli risguarda il mare, dirottissimo: dall'altra parte ha una scesa[6] agevole e largamente aperta e patente inver l'Occaso, di viti e di biade abbondevole. In quelle corna due rocche ha nella più alta loro parte; alle quali la città soggiace, e la comunanza[7] d'uomini montani, che la repubblica amministrano, nè servono alcuno. Quel monte le Penne[8] di San Marino è detto. E costoro ancora tementi grandemente d'essere in
- ↑ ubi nihil in eo probitati et innocentiæ contra perfidiam et crudelitatem esse præsidii cognovit,
- ↑ donio publice tradita,
- ↑ arcium præfecti...
- ↑ ut se in deditionem reciperet
- ↑ mons excelatus duplici iugo,
- ↑ declivitatem habet late patentem
- ↑ quibus oppidum subiacet, et civitas montanorum homimum qui...
- ↑ Crepidites plumæ Marinirum appellantur.