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| narrazioni | 61 |
coteano[1]; i nostri non pure vicinarsi all'oste del Re non poteano, ma eziando, se il Re avesse quell'acqua con l'oste passata, e ivi fosse, non sapeano. Finalmente venuti alle mani, dopo lunga ed incerta lotta i Veneziani vinti fuggirono, con gravi perdite d'uomini e di artiglierie.
Bembo.
55. Lutto in Venezia per la sconfitta toccata presso l'Adda.
Come e messaggeri e lettere di questo fatto vennero al Senato, tanta malinconia in un punto l'assalì[2], che non mai più altra volta maggior dolore all'animo avere i Padri avuto, la Città si ricordava: e per poco tutti[3] di così non aspettato caso della Repubblica con querimonie e lamentazioni, e alcuni con pari pianto tra sè gravemente e miserabilmente si doleano. Conciofossecosachè, perciocchè per lettere dell'Alviano, il quale volea[4] che eglino di buon animo fossero, e molte cose liete e prospere più volte promesso avea loro, la vittoria sopra i Francesi aveano quasi con certa speranza nell'animo conceputa; la quale se acquistata si fosse, nè il papa Giulio, che avea la scomunicagione contro loro con una nuova crudeltà[5] di Bolle pubblicata, nè veruno altro temuto arebbeno; ora sè vinti, e l'oste della Repubblica pazzamente rotta e dissipata[6] essere, senza consolazione gli affligea: e la fortuna controssofiante[7] della patria, e li soprastanti pericoli alla Repubblica si giravano miserabilmente loro per l'animo; nè che fare, o dove a chiedere aita si volgessero, poteano ritrovare, pensando e ripensando. Che comun-
- ↑ illam planitæm longe lateque terberabant;
- ↑ tantis repente dolor omnes tenuit, nunquam ut alias maliorem...
- ↑ lareque omnes... dedebant.
- ↑ qui eos bono esse animo iusseat,
- ↑ qui in ipsos nova interdicti forma usus fuerat,
- ↑ nunc se vietos, exercitumque reupublicæ fusum proffigatumque esse,
- ↑ et reflantem patriæ fortunam,