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| 62 | narrazioni |
que per lettere, altre sopra altre ricevute, e il Capitano e i Provveditori[1] con molta maggior parte dell'oste non essere nella battaglia stati intendessero; nulladimeno, perciocchè per quelle stesse lettere era loro detto[2], gli animi di ciascuno di maniera impauriti e spaventati giacere, che rilevarsi non si pare che possino[3]; e i fanti da piè sopra gli altri, che ritenere con nulle promesse si poteano sì, che pubblicamente[4] non si dileguassero, e dalle insegne in ogni parte, per fuggire a casa loro, non si sottraessero, con quale consiglio essi le terre della Repubblica, e con quali forze dal Re già vittorioso divenuto[5], o pure da Giulio difender si potessero, non vedeano.
Bembo.
56. Parole di dolore e di conforto dette da Paolo Barbo nel Senato dopo la rotta dell'Adda.
Era tra' Procuratori[6] di San Marco M. Paolo Barbo, uomo nel vero prudente, e lungamente con molta loda di sè adoperato nella Repubblica. Questi, siccome per vecchiezza debilitato[7], da' magistrati e dalle bisogne pubbliche astenendosi, nella sua casa alquanti mesi contenuto s'era. Ora e lui mandò il Prencipe Loredano (Doge) chi della rotta dell'oste della Repubblica gli desse contezza, e dicessegli, che il Senato si riducea[8]; e se egli poteva, a venirvi il confortasse. Il che posciachè il buon vecchio udi, con gli occhi pieni di lagrime richiese la moglie, che la veste da ire nel Consiglio[9] recar gli facesse: lo andrò oggi dove son chiamato, dicendo, per domane morir volontieri; perciocchè nullo bene più m'avanza. E così nel Senato colle membra tremanti traendosi, quella dice-
- ↑ neque imperatorem, neque legatum... interfuisse...
- ↑ iubem... admisterbantur...
- ↑ mentem prosternatus facere;
- ↑ quia vulgo dilabantur,
- ↑ est a victore rega
- ↑ in templii Marcii præcuratorum collegio...
- ↑ quod erat malo confectus,
- ↑ ut senatum cagi diceres, quamque adibire, si posset, hortaretur
- ↑ vetera senatoriam poposcit.