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i - meo abbracciavacca

VIII

A Monte d’Andrea

Eviti le pene d’amore, mutando luogo.


     Vita noiosa pena soffrir láne,
dove si spera fine veder porte
di gioia porto posandovi, láne
con bono tempo fôra tale porte.
     5Ma pena grave perder còi e lane,
e credensa piò doglia fine porte,
ogne ramo di male parmi láne:
me non sopporre, ma ben vorria porte.
     Chi sta nel monte reo vada ’n nel vallo,
10e chi nel vallo simel poggi ai monte,
tanto che trovi loco meno reo.
     Ché bono non è che dir possa: — Vállo,
ch’i’ sento loco fermo ch’aggio, Monte, —
cavalieri, baron, conte, né reo.


IX

Amore gli renda piú pietosa la sua donna.


Poeta.   Amore amaro, a morte m’hai feruto:

tuo servo son, non ti fi’ onor s’i’ pèro.
Amore. Ver è, ma vedi ben che l’ha voluto
quella da cui son nato e per cui fero.
5 Or ell’ha di valor pregio compiuto
e di beltá sovr’ogne viso clero:
e però guarda non gli aggi falluto
di vista o di parlare o di pensero.
Poeta.   Merzede! Amor, non dir: tu lei m’hai dato;
10e sai piú di me che non sacc’eo:
falli sentir per certo ciò ch’eo sento.
     Forse ch’avrá pietate del mio stato:
al colpo periglioso del cor meo
dara’li cura: giá non vi sie lento.

Rimatori siculo-toscani. 2