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| 314 | rivista di scienza |
esterno: «Un giorno, così racconta il Maury, trovandomi vicino al sig. F., di carattere molto distratto e molto portato alla meditazione, rimarcai che diveniva completamente indifferente alle mie parole e cessava di rispondermi. Sembrava immerso in una riflessione profonda. La sua immobilità era tale che temei fosse per perdere la conoscenza. Lo scossi violentemente per il braccio. — Che volete? mi disse. — Vi sentite male? gli chiesi alla mia volta. — No. — E che facevate allora? — Pensavo. — A che cosa? — In fede mia, è strano, non ne so digià più niente, eppure mi sento come stanco di pensare»[1].
In tal caso, dunque, gli erano rimaste incoscienti, tanto la serie delle sensazioni in lui provocate dalle parole che per un certo tempo il Maury aveva seguitato a dirgli quanto la serie delle sue meditazioni.
Da questi casi normali di sdoppiamento passeggero della propria personalità, abbraccianti tutti i casi cosiddetti di distrazione, si passa per gradi a quelli patologici d’uno sdoppiamento vero e proprio.
Così, assai caratteristico è il caso riportato dal Taine: «Ho conosciuto una persona che, parlando, cantando, scrive, senza guardare il foglio, delle frasi seguite e persino delle pagine intere, senza aver coscienza di ciò che scrive. A parer mio, la sua sincerità e perfetta; essa dichiarai che al termine della pagina essa non ha alcuna idea di quanto ha tracciato sul foglio; nel leggere il suo scritto, essa ne rimane meravigliata, talvolta allarmata. La scrittura è diversa dalla sua scrittura ordinaria. Il movimento delle dita e del lapis è rigido e sembra automatico. Lo scritto finisce sempre con una firma, quella di qualche persona morta, e porta l’impronta di pensieri intimi, di uno sfondo mentale, che l’autore non avrebbe voluto divulgare»[2].
Del tutto analogo a questo è il caso riportato dal Janet. Questi suggerisce a un’isterica, chiamata Lucia, in istato di sonnambulismo, che a un dato segnale, una volta sveglia,essa scriverà una lettera qualunque. «Ecco ciò che essa scrisse senza saperlo: “Signora, io non posso venire Domenica, come