Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/30

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di alcune monete inedite e sconosciute della zecca di scio 11

tipo di moneta, se non precisamente alle monete in discorso.

Noi confesseremo francamente che abbiamo molto esitato prima di assegnare a questi grossi un’epoca posteriore a Galeazzo Maria Sforza. Il tipo più rozzo di questi grossi, confrontati con quelli dello Sforza e anche i caratteri meno accurati e di forma più antica tendenti piuttosto allo stile gotico che al romano, accennano, ci pare, a un’epoca anteriore; ma l’argomento più forte dell’emblema dell’aquila e della leggenda chii (in luogo di sii) che, per le ragioni accennate dal Lambros e dallo Schlumberger, non furono usati sulle monete di Scio prima del dominio dello Sforza, ci hanno persuasi ad assegnare loro un’epoca posteriore, spiegando l’apparente contraddizione colla supposizione che questi fossero battuti nell’isola di Scio, mentre quelli dello Sforza furono assai probabilmente apprestati nella zecca di Genova, come Promis suppone lo fossero anche quelli anonimi della Maona, di cui abbiamo discorso più sopra.

Del resto anche la paleografia è una guida molto incerta in quest’epoca di transizione. Troviamo monete di un medesimo principe talora con caratteri gotici, talora coi romani; qualche volta perfino, in alcune monete di Galeazzo Maria Sforza battute in Genova, troviamo variati i caratteri dal dritto al rovescio della stessa moneta.

Ma, tornando ai due grossi anonimi in discorso, oltre lo stemma e l’aquila, appare in essi un terzo emblema, nuovo nelle monete di Scio, la Croce, la quale verosimilmente dovrebbe esser lo stemma della città di Genova. Essa è posta al di dietro dell’aquila e appare specialmente pei suoi bracci orizzontali. Ritroveremo questo medesimo simbolo nel grosso del re di Francia, e ne riparleremo.