Pagina:Rivista italiana di numismatica 1888.djvu/37

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16 solone ambrosoli


Ci si permetta quindi una rapida rassegna dell’intero ripostiglio, nella quale non ci soffermeremo fuorché quando la rarità o l’interesse scientifico ci parrà giustificarlo.

Il maggior numero era di monete venete, e più particolarmente di matapani, che oltrepassavano le cinque centinaia, suddivisi come segue: 9 del doge Pietro Ziani; 10 di Jacopo Tiepolo; 6 di Marino Morosini; 90 di Renier Zeno; 39 di Lorenzo Tiepolo; 35 di Jacopo Contarini; 64 di Giovanni Dandolo; ben 317 di Pietro Gradenigo, e 4 di doge incerto. Vi si trovavano inoltre 6 zecchini di Pietro Dandolo, ed un bell’esemplare di quello rarissimo di Marin Zorzi.

Ai matapani di Venezia erano frammiste varie imitazioni, di gran lunga più rare, alcune preziosissime anzi, eseguite in altre zecche; ne diremo più avanti.

Venivano in seguito le monete di Merano, in numero di 188; di esse, 25 erano grossi aquilini attribuiti al conte Alberto, col nome della zecca, e 163 grossi tirolini di Mainardo II.

A questi ultimi se ne accompagnavano altri di ben maggior pregio, vale a dire sette grossi repubblicani d’Ivrea, e due di Acqui del vescovo Oddone Bellingeri.

La zecca di Trento era rappresentata da tre grossi vescovili del secolo XIII.

Le monete francesi tenevan dietro per numero a quelle di Venezia e di Merano; vi si noveravano infatti 181 grossi tornesi ed un mezzo tornese di Filippo IV il Bello, e 18 grossi tornesi di Carlo II d’Angiò, come conte di Provenza.

Anche con queste monete, belle ma comuni, si trovavano alcune rarissime imitazioni italiane, delle quali pure parleremo in seguito.